“Rilassati” è probabilmente il consiglio che diamo e riceviamo più spesso — dal medico, dal fisioterapista, dalla suocera, da Instagram.
E infatti oggi voglio rispondere seriamente a una domanda che sembra banale ma non lo è: il relax aiuta davvero il pavimento pelvico, o è un consiglio vago che non risolve niente?
La risposta breve è: sì aiuta, ma non nel modo in cui probabilmente te lo hanno spiegato finora.
Il pavimento pelvico non è un muscolo “debole o forte”
Il primo equivoco da sfatare è questo: si parla sempre di “rinforzare” il pavimento pelvico, come se fosse un problema solo di forza. Ma un pavimento pelvico che non riesce a rilassarsi è tanto disfunzionale quanto uno che non riesce a contrarsi.
Se hai dolore durante i rapporti, bruciore, sensazione di peso, difficoltà a svuotare completamente la vescica o il retto, la causa molto spesso non è la debolezza, ma l’ipertono: una muscolatura che resta contratta, spesso senza che tu te ne accorga, e che non riesce a tornare a uno stato di riposo.
In questi casi, fare esercizi di rinforzo (il classico “fai i Kegel”) non solo non aiuta, ma può peggiorare la situazione. È come chiedere a un pugno già chiuso di stringersi di più.
Quindi il relax è la soluzione?
Qui arriva la parte che nessuno ti dice: il relax funziona solo se è specifico e consapevole, non generico.
Dire “rilassati” a qualcuno non dà nessuno strumento reale per farlo. Il rilassamento pelvico è una competenza motoria, non uno stato mentale che si raggiunge chiudendo gli occhi e respirando profondamente per due minuti.
Quello che davvero fa la differenza è:
1. Il respiro diaframmatico corretto Il diaframma e il pavimento pelvico si muovono in sincronia: quando inspiri, il diaframma scende e il pavimento pelvico dovrebbe accompagnare il movimento verso il basso, allungandosi. Se respiri “di petto” o tratteniamo tensione a livello toracico (cosa che facciamo tutti quando siamo stressati, senza accorgercene), il pavimento pelvico non riceve mai il segnale di allungarsi. Il primo passo non è “rilassare il pavimento pelvico” direttamente — è recuperare un respiro che lo coinvolga davvero.
2. La consapevolezza propriocettiva Molte pazienti scoprono in seduta di non riuscire a percepire se il loro pavimento pelvico è contratto o rilassato. Senza questa consapevolezza, nessuna tecnica di relax generico può funzionare, perché non sai da dove stai partendo. È come voler abbassare il volume di uno stereo di cui non vedi la manopola.
3. Il lavoro sulla tensione posturale globale Il pavimento pelvico non lavora isolato. Tensione cronica su mandibola, collo, spalle o schiena bassa si riflette quasi sempre anche a livello pelvico. Ecco perché in molte pazienti il vero cambiamento arriva non da un esercizio pelvico specifico, ma dal lavoro su tutta la catena posturale.
Il relax “da app di meditazione” può bastare?
No — e questo è importante dirlo chiaramente. Le tecniche generiche di rilassamento (meditazione, mindfulness, respirazione lenta) sono utilissime per il sistema nervoso e per abbassare i livelli generali di stress, che è comunque un fattore che contribuisce all’ipertono pelvico. Ma da sole, senza un lavoro specifico e guidato sul pavimento pelvico, difficilmente risolvono un ipertono già instaurato.
Sono un pezzo del puzzle, non tutto il puzzle.
Cosa fare, in pratica
Se ti riconosci in una tensione pelvica cronica, il percorso corretto non è “prova a rilassarti di più” da sola. È:
- una valutazione specifica per capire se il tuo pavimento pelvico è davvero in ipertono;
- l’apprendimento del respiro diaframmatico applicato in modo specifico al pavimento pelvico;
- un lavoro guidato di consapevolezza propriocettiva, anche con palpazione guidata in seduta;
- l’inserimento di questo lavoro dentro un quadro posturale più ampio.
Non è necessariamente un percorso lungo o complicato — ma è un percorso che va costruito con qualcuno che ti insegni a farlo, non un’informazione che si applica da sola dopo averla letta.
Dott.ssa Simona Colicchia – Fsioterapista, Roma