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Sport e Riabilitazione non sono la stessa cosa!

Non confondere la ginnastica con la riabilitazione

Lo sento spesso, in studio e sui social: “ho mal di schiena, mi iscrivo in palestra”, oppure “ho qualche perdita quando salto, ma tanto faccio ginnastica posturale una volta a settimana, mi passerà”. Dietro queste frasi c’è un’idea diffusa e, nella maggior parte dei casi, sbagliata: che il movimento in sé — qualunque movimento — sia sempre la cura.

Lo sport fa bene. Su questo non c’è dubbio, ed è una delle cose che ripeto più spesso alle mie pazienti. Ma fare sport e fare riabilitazione sono due cose diverse, e scambiarle per la stessa cosa è uno degli errori più frequenti — e più costosi, in termini di tempo e di peggioramento — che vedo commettere.

Perché non sono la stessa cosa

Una lezione di ginnastica, posturale o di gruppo che sia, è pensata per un corpo che funziona già correttamente: rinforza, mantiene, previene. Lavora per tutti, con un programma generico che va bene nella media dei casi.

La riabilitazione parte da un presupposto opposto: c’è qualcosa che non sta funzionando come dovrebbe — un dolore, una disfunzione del pavimento pelvico, una diastasi, una perdita di urina, un recupero post-parto o post-chirurgico — e richiede una valutazione individuale, un obiettivo specifico e un percorso costruito su quella persona, non sulla media delle persone.

Fare ginnastica generica quando il corpo ha bisogno di riabilitazione non è neutro. Nella migliore delle ipotesi qualcosa sembra migliorare. Spesso non succede nulla di buono: il problema resta lì, semplicemente mascherato dal fatto che “ci si muove”. Nella peggiore, un esercizio non adatto a quella condizione specifica — pensiamo a una plank fatta con un pavimento pelvico ipotonico e non attivato correttamente, o a un addominale classico in presenza di diastasi — può aggravare proprio quello che si voleva migliorare.

L’ordine giusto: prima riabilitare, poi allenare

Il messaggio che mi interessa far passare non è “niente sport”. È il contrario: lo sport e il movimento, anche di gruppo, anche solo per il piacere di farlo, sono un pezzo importante del benessere. Ma quando c’è qualcosa che non va, l’ordine conta:

  1. Prima la riabilitazione — un percorso mirato, con una valutazione specifica, per risolvere o gestire la disfunzione.
  2. Poi lo sport e la ginnastica — quando il corpo ha ripreso le sue funzioni corrette, si può tornare ad allenarsi in sicurezza, sia per piacere personale sia come mantenimento, come nel caso della ginnastica posturale di gruppo.

Il mantenimento, infatti, ha senso dopo: una volta che hai imparato come funziona il tuo corpo e cosa gli serve, una lezione di gruppo o un’attività sportiva regolare diventano uno strumento in più per restare in equilibrio — non la soluzione a un problema che non è mai stato affrontato davvero.

Normale non vuol dire giusto

Il fatto che “tutte facciano ginnastica posturale” o l’idea che “lo sport faccia sempre bene a tutti” non significa che vada bene per il tuo corpo, in questo momento, con questa condizione specifica. È lo stesso principio che ripeto spesso: quello che è diffuso, quello che fanno tutti, non è automaticamente quello che è corretto per te.

Se c’è qualcosa che non va — un dolore che non passa, una perdita di urina, una sensazione di pesantezza — il primo passo non è “muoversi di più” o “muoversi diversamente” da soli. È farsi valutare da chi può dirti se quello che stai vivendo richiede prima un percorso di riabilitazione. Solo dopo, lo sport e la ginnastica tornano a essere quello che devono essere: un piacere, e uno strumento di mantenimento — non un cerotto su un problema irrisolto.

Dott.ssa S. Colicchia – Fisioterapista – Roma

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