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Incontinenza urinaria dopo prostatectomia: perché succede e come la riabilitazione può aiutare

Dopo un intervento di prostatectomia, molti uomini si trovano ad affrontare un problema spesso difficile da raccontare: la perdita involontaria di urina (incontinenza).

Questo problema può comparire in diverse modalità. Come risposta ad uno sforzo:

  • quando ci si alza
  • tossendo
  • camminando
  • facendo attività fisica
  • oppure improvvisamente durante la giornata

A volte invece può presentarsi un bisogno improvviso e difficile da controllare.

Per molti uomini questo crea disagio, imbarazzo e perdita di sicurezza.

Ma c’è una cosa importante da sapere: l’incontinenza urinaria dopo prostatectomia è frequente, ma nella maggior parte dei casi può migliorare, anche fino a scomparire completamente, con il giusto percorso riabilitativo.

Perché può comparire incontinenza dopo l’intervento alla prostata?

La prostata si trova in una posizione molto delicata e strettamente connessa ai meccanismi della continenza.

Durante la prostatectomia (totale o radicale), alcune di queste strutture possono essere temporaneamente alterate o in alcuni casi danneggiate.

Dopo l’intervento, il corpo deve quindi:

  • adattarsi a una nuova situazione anatomica
  • recuperare il controllo muscolare
  • riorganizzare i meccanismi della continenza

Nonostante ci sia un riadattamento e un recupero anche spontaneo del corpo, questo non è sufficiente a garantire il recupero della funzione. Se non si segue un percorso riabilitativo si può avere un recupero lento e parziale.

Il ruolo della riabilitazione del pavimento pelvico maschile

La riabilitazione del pavimento pelvico è uno degli strumenti più efficaci nel recupero della continenza urinaria dopo prostatectomia.

L’obiettivo non è semplicemente “stringere”, ma recuperare una connessione con il proprio pavimento pelvico, imparare a percepirlo, riconoscerlo ed attivarlo nel modo corretto. Per questo motivo non ci limitiamo ad insegnare solo a “contrarre e rilasciare”, ma guardiamo il corpo nella sua globalità portando attenzione su

  • coordinazione muscolare
  • gestione della pressione addominale
  • respirazione
  • automatismi quotidiani
  • controllo durante i movimenti reali

Il pavimento pelvico deve imparare a lavorare nel momento giusto e nel modo corretto, coordinandosi anche alle altre strutture del corpo e ai loro movimenti.

Gli errori più comuni

Lavorare senza una guida: molti uomini provano a contrarre i muscoli “a caso” o secondo indicazioni prese da qualche tutorial. La particolarità di questi esercizi è di dover lavorare attivamente con muscoli “invisibili” che non producono un movimento evidente (non è come aprire e chiudere una mano). Le probabilità di sbagliare il movimento senza rendersene conto sono molto alte!

Senza consapevolezza si rischia di:

  • usare i muscoli sbagliati
  • aumentare la tensione
  • peggiorare il controllo

Trattenere sempre

Per paura delle perdite, alcuni uomini tendono a mantenere costantemente il corpo in tensione. Questo può affaticare ulteriormente il sistema e rendere i muscoli inefficaci. Ciò significa che nel momento in cui viene richiesta la loro attivazione per contrastare la fuoriuscita dell’urina, questi muscoli, perennemente contratti, sono troppo affaticati per esprimere la loro forza, che quindi non risulta sufficiente dando luogo all’indesiderata “perdita di pipì”

Cosa aiuta davvero nella quotidianità

Piccoli accorgimenti possono fare una grande differenza:

  • non trattenere l’aria, ma espirare durante gli sforzi
  • attivare volontariamente il pavimento pelvico solo quando necessario, e non tutto il giorno
  • evitare di spingere quando si urina, e favorire il rilassamento muscolare prediligendo la posizione seduta
  • gestire gradualmente il ritorno all’attività fisica
  • migliorare postura e respirazione
  • lavorare sulla coordinazione addome-pavimento pelvico

Molti uomini scoprono l’esistenza del pavimento pelvico solo dopo l’intervento, eppure questi muscoli hanno un ruolo fondamentale non solo nel controllo urinario, ma anche nella stabilità del bacino, nella funzione sessuale e nella gestione delle pressioni.

Chiedere aiuto non significa “essere deboli”. Significa iniziare un percorso concreto di recupero e migliorare la qualità della propria vita.

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