Dolore, bruciore, sanguinamento durante o dopo l’evacuazione.
Sono sintomi che molte persone vivono in silenzio, spesso per imbarazzo, spesso minimizzandoli. Eppure ragadi ed emorroidi rappresentano condizioni molto diffuse e, se trascurate, possono cronicizzarsi e avere un impatto importante sulla qualità di vita.
Parlarne è il primo passo per affrontarle in modo corretto.
Emorroidi: cosa sono davvero?
Le emorroidi non sono “qualcosa che viene”, ma strutture anatomiche normali. Si tratta di cuscinetti vascolari presenti nel canale anale che contribuiscono alla continenza fine.
Diventano patologiche quando si infiammano, si congestionarono o prolassano.
I sintomi più comuni sono:
- sanguinamento rosso vivo durante la defecazione
- senso di peso o ingombro
- prurito anale
- dolore (più frequente nelle forme trombizzate)
Le cause principali includono:
- stipsi cronica
- sforzo evacuativo eccessivo
- sedentarietà
- gravidanza e post-parto
- aumento della pressione addominale
Il problema non è solo vascolare. È spesso funzionale.
Ragade anale: una ferita che non guarisce
La ragade anale è una piccola lacerazione della mucosa del canale anale, generalmente localizzata posteriormente.
Il sintomo tipico è un dolore intenso, descritto come una “lama” o un bruciore violento durante l’evacuazione, che può persistere anche per ore.
Spesso si associa a:
- sanguinamento lieve
- spasmo dello sfintere anale interno
- paura di evacuare
E qui si crea il circolo vizioso: dolore → contrazione → evacuazione difficile → nuova lesione → più dolore.
La componente muscolare è centrale. E questo è il punto in cui entra in gioco il pavimento pelvico.
Il ruolo del pavimento pelvico
Quando parliamo di disturbi anali, non possiamo limitarci alla dimensione locale.
Il pavimento pelvico regola:
- la continenza
- il rilasciamento durante la defecazione
- la coordinazione addomino-perineale
In presenza di ragade, è molto frequente un’ipertonia dello sfintere anale interno e della muscolatura pelvica.
In caso di emorroidi, spesso troviamo:
- dissinergia evacuativa
- spinta addominale scorretta
- mancato rilasciamento perineale
Trattare solo il sintomo senza valutare la funzione significa aumentare il rischio di recidiva.
Quando il problema diventa cronico
Una ragade è definita cronica quando persiste oltre le 6–8 settimane.
In questa fase, oltre alla ferita, si osservano:
- fibrosi dei margini
- papilla ipertrofica
- ipertono persistente dello sfintere
Le emorroidi, se non gestite, possono evolvere verso gradi più avanzati con prolasso stabile.
Intervenire precocemente fa la differenza.
Cosa NON fare
- Ignorare il dolore sperando che passi da solo
- Utilizzare lassativi in modo indiscriminato
- Rimandare la valutazione per imbarazzo
- Trattare ripetutamente solo con pomate senza affrontare la causa
Il dolore anale non è normale. Va indagato.
Approccio terapeutico integrato
Il trattamento varia in base alla gravità, ma dovrebbe sempre essere multimodale.
1. Regolarizzazione dell’alvo
- Idratazione adeguata
- Fibre calibrate (non eccessive)
- Educazione alla corretta postura evacuativa
2. Terapia medica
Nel caso di ragade:
- pomate a base di calcio-antagonisti o nitrati per ridurre l’ipertono
Nel caso di emorroidi:
- terapia flebotonica
- trattamenti locali antinfiammatori
Nei casi avanzati può essere indicato un trattamento chirurgico o ambulatoriale.
3. Riabilitazione del pavimento pelvico
È qui che spesso si osserva il vero cambiamento.
Il trattamento riabilitativo può includere:
- tecniche di rilascio miofasciale
- biofeedback per il rilasciamento
- training evacuativo
- rieducazione della spinta
- lavoro respiratorio diaframmatico
Nelle ragadi croniche con ipertono marcato, il lavoro sul rilassamento è fondamentale per interrompere il circolo vizioso dolore-contrazione.
Non si tratta solo di “rafforzare” il pavimento pelvico. In molti casi è necessario insegnargli a lasciar andare.
Il fattore emotivo
Il dolore anale è uno dei dolori più destabilizzanti.
Può generare:
- ansia anticipatoria
- evitamento dell’evacuazione
- rigidità corporea globale
La componente psicosomatica non va sottovalutata.
Un approccio che consideri anche la dimensione emotiva migliora gli esiti terapeutici.
Prevenzione: piccoli gesti, grande impatto
- Non trattenere lo stimolo evacuativo
- Evitare sforzi prolungati sul WC
- Curare la qualità dell’alimentazione
- Muoversi regolarmente
- Allenare consapevolmente il pavimento pelvico
La prevenzione è molto più semplice della gestione della cronicità.
Quando rivolgersi a uno specialista?
Sempre in presenza di:
- sanguinamento ricorrente
- dolore intenso persistente
- alterazioni dell’alvo prolungate
- recidive frequenti
Una valutazione proctologica e una valutazione funzionale del pavimento pelvico sono complementari, non alternative.
Un messaggio importante
Ragadi ed emorroidi non sono un tabù.
Sono condizioni comuni, trattabili e spesso risolvibili con un approccio corretto.
Il dolore non è qualcosa da sopportare. È un segnale.
Intercettarlo, comprenderne la causa funzionale e intervenire in modo integrato significa restituire qualità di vita, sicurezza e libertà.
E questo è esattamente l’obiettivo della salute pelvica.
Dr.ssa S. Colicchia – Fisioterapista, Roma
Dr. M. La Torre – Proctologo, Roma
Trovi l’intervista completa al Dr. La Torre sul nostro canale YouTube : @pavimentopelvicoitalia8782